Il Disturbo dellโumore: cosa รจ, cosa fare
- Emanuele Fo
- 13 feb 2023
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 16 feb 2023

Articolo di Marco PACIFICO
Nella recente intervista rilasciata dal Presidente dellโOrdine degli Psicologi David Lazzari (https://www.informazionesenzafiltro.it/david-lazzari-psicologo-di-base-psicofarmaci) si dichiara che in Italia le persone depresse sono circa tre milioni [โฆ]. Oggi nel nostro Paese circa il 6% degli adulti fra i 18 e i 69 anni soffre di sintomi depressivi, e in particolare i sintomi sono piรน frequenti tra le donne (che sono lโ8% rispetto al 5% degli uomini), nelle persone fra i 50 e i 69 anni, tra le classi socialmente svantaggiate per difficoltร economiche, e tra chi soffre di patologie croniche (Fonte: sorveglianza epidemiologica โPassiโ). ย I militari, purtroppo, non ne sono esenti, e seppur selezionati, proprio per la loro continua esposizione ai fattori di stress, rappresentano un campione bersaglio per problematiche legate allโumore. Di seguito qualche informazione ripresa dal manuale edito da Sovera โDisturbo dellโUmore: dalla diagnosi DSM V al trattamento (Giusti.Pacifico, fiume, 20179 (Giusti, Pacifico, Fiume, 2017) a cui si rimanda per approfondimenti di dettaglio.ย
Cosa sono i disturbi dellโumore?
I Disturbi dellโumore possono essere definiti come il male del secolo, con una diffusione cosรฌ impressionante da dover necessariamente considerarli, almeno in alcune forme, come unโesperienza intimamente umana e non sempre classificabile come malattia, quanto piuttosto come disfunzione esistenziale. Questa commistione tra oggettivo e soggettivo rappresenta lโunicitร e la specificitร della Psicopatologia, scienza in continuo equilibrio tra due poli epistemologicamente (e ideologicamente) separati: le scienze della natura (Naturwissenschaften) e le scienze dello spirito (Geisteswissenschaf-ten), tra lo spiegare (Erklรคren) ed il comprendere (Verstehen), tra gli ordini causale e motivazionale. Questa sua doppia โanimaโ, determina che in Psicopatologia anche i concetti definiti con maggior precisione si riferiscono comunque a fenomeni che non sono esattamente e completamente definibili e quantificabili, dallโaltra lโimmensa ricchezza di riconoscere in ciascuna condizione di malessere lโunicitร del vissuto, dei fattori predisponenti e talvolta anche di quelli precipitanti. Cosรฌ come nel concetto di personalitร si intersecano fattori genetici di tipo temperamentale con la propria individualitร esperenziale, anche nella lettura clinica dei disturbi dellโumore appare indispensabile considerare una multicausalitร del fenomeno che determina una complessitร importante nellโidentificazione delle cause e costringe ricercatori e clinici a considerare i diversi fattori genetici, biologici, psicologici e sociali. I disturbi dellโumore vedono contemporaneamente manifestazioni depressive e maniacali per periodi di tempo prolungati. La commistione di sintomi di opposta polaritร si esprime nella tinta del tono affettivo, nel corso e nel contenuto del pensiero, nellโattivazione o nel rallentamento motorio. Aspetti caratteristici quali perplessitร , labilitร emotiva, eccitabilitร , tensione, ansia ed agitazione, irritabilitร , disforia, ostilitร possono associarsi di volta in volta a manifestazioni meno costanti quali confusione, impulsivitร e sintomi psicotici, con contenuti ideativi e percettivi di opposta coloritura affettiva. La soggettivitร con la quale si presenta rende difficili gli inquadramenti nosografici e lโidentificazione del trattamento che di volta in volta lascia il clinico a contatto con realtร molte diverse tra loro.ย
Cosa fare?
Rivolgersi ad uno specialista esperto che attraverso lโosservazione, lโascolto, la raccolta della storia clinica e personale, la conoscenza e il coinvolgimento dei familiari comprende in tutta la sua complessitร il disagio che ha di fronte e fornisce corrette indicazioni terapeutiche. Eโ necessaria una vasta competenza professionale e un'esperienza clinica con conoscenza approfondita dei contesti specifici, variabili determinanti nella gestione e nella lettura di uno spettro umorale assai multiforme. La capacitร di individuare il disagio esistenziale, lโeffetto dellโambiente di riferimento, la sua gravitร , la necessitร di un supporto farmacologico, il rischio di condotte anticonservative necessitano di un equilibrio e di una direttivitร relazionale che non lascia spazio ad errori o a sentimenti di paura.ย
Cosa ci dice la ricerca?
La ricerca รจ concorde nellโidentificare lโintegrazione tra farmacoterapia e psicoterapia, la modalitร trattamentale piรน completa, capace sia di sostenere il senso di inadeguatezza e la gestione umorale che di ascoltare il dolore, dando unโidentitร personale a chi si รจ perso in un dolore profondo assolutamente nuovo e perlopiรน sconosciuto. Lโanima non รจ chimica e pertanto necessita di vivere in altri spazi che non nelle sinapsi neuronali. In questo modo viene a prodursi una grande varietร di quadri clinici che possono assumere forme piรน disparate, peraltro assai mutevoli. Nei principali sistemi diagnostici internazionali (DSM, ICD), mentre lโepisodio maniacale e quello depressivo sono definiti mediante una serie di criteri operativi, lo Stato Misto viene caratterizzato genericamente dalla simultanea presenza di aspetti sindromici depressivi e maniacali. La mancanza di criteri diagnostici validi e specifici per lo Stato Misto ha reso piรน difficile lo studio dei rapporti fra queste condizioni e le altre polaritร degli episodi affettivi, soprattutto quando la mania si presenta con umore disforico o la depressione si caratterizza per lโagitazione psicomotoria. La discussione sullโautonomia dello Stato Misto come terza polaritร dei disturbi dellโumore riveste implicazioni importanti sul piano terapeutico. Allo stesso tempo anche il trattamento psicoterapico impone al clinico una maggiore attenzione alle fluttuazioni del tono dellโumore, talvolta sostenendo e talvolta contenendo il proprio paziente, lavorando direttamente sulla strutturazione di strategie comportamentali da attuare allโinsorgere della sintomatologia specifica. Lโapproccio terapeutico deve dunque essere il piรน possibile complesso e restituire a chi chiede aiuto unโidea multidimensionale del disturbo attuale e delle possibilitร di cura. Recentemente diversi autori hanno proposto di guardare ai disturbi dellโumore in modo dimensionale piuttosto che categoriale. Lโapproccio dimensionale guarda ad una caratteristica come ad un continuum lungo un asse su cui si situano sfumando tutti i gradi di quella variabile. In questo modo avremo gradi e tipi di vissuti depressivi e ansiosi. Il disturbo dellโumore considerato come una dimensione dellโesperienza umana puรฒ dunque andare da lieve abbassamento dellโumore fino agli abissi piรน profondi.ย
โPrima si ha il coraggio di chiedere aiuto,ย
prima ci si dร lโopportunitร di migliorare la propria salute mentaleโ.
Bibliografia
Giusti E., Pacifico M., Fiume G., (2014) Disturbo dell'umore: dalla diagnosi DSM-5 al trattamento. Edizoni Sovera
